Devozione Popolare

La sezione dedicata alla devozione popolare nel Museo Etnografico Tancredi” si concentra in maniera approfondita sul culto di San Michele Arcangelo, esplorandone le complesse interazioni tra fattori sacri ed economici.
Questa sezione adotta un linguaggio museale demologico innovativo, che va oltre le vecchie categorie interpretative (come “festa” o “magia”), per privilegiare la centralità del rapporto uomo/società/territorio.
L’approccio museale parte consapevolmente dal presente per proiettarsi nel passato, considerando la lunga durata dei fenomeni e la lenta evoluzione dell’immaginario.

I MURI RACCONTANO

Quando si va a visitare qualche luogo sacro c’è ancora l’uso di incidere il proprio nome sulle pareti o lasciarvi qualche segno simbolico di devozione religiosa in luoghi sacri, in particolare nella grotta di San Michele. Queste iscrizioni, risalenti all’alto medioevo, forniscono informazioni preziose sui pellegrini, come la loro provenienza, stato sociale e cultura. Accanto ai nomi, spesso venivano indicate anche le terre d’origine e le relazioni familiari.

Le iscrizioni contemporanee potrebbero diventare testimonianze storiche future, simili a quelle antiche, che documentano la tradizione del pellegrinaggio e il culto di San Michele. Quest’ultimo, assimilando attributi di antiche divinità pagane, si è integrato nella cultura locale, rispondendo ai bisogni materiali e spirituali delle popolazioni garganiche.

LE APPARIZIONI DI SAN MICHELE ARCANGELO

La fondazione del santuario si fa risalire ad un episodio prodigioso di cui sarebbe stato protagonista un ricco pastore sipontino di nome Gargano. Egli, andato alla ricerca di un suo toro smarrito, lo rinviene nei pressi di una grotta e, preso da ira, gli lancia contro una freccia, che per un intervento soprannaturale, torna a colpire lo stesso pastore. Il motivo, che nel suo schema appartiene al tipo comune delle leggende di fondazione di santuari, si è ripetuto uguale per la fondazione del santuario di Mont- Saint-Michel in Normandia. Esso però ha senza dubbio nel Gargano la sua facies originaria e rivela la sua specificità locale per il nome del pastore, che è anche il nome della montagna attestato in epoca classica, per la figura mitica dello stesso pastore e per la connessione dell’episodio con le successive apparizioni dell’Arcangelo.

Tre sono le apparizioni di San Michele sul Gargano, trasmesse dal VI secolo per via scritta e orale: – 1. Egli venne in sogno al vescovo Lorenzo Maiorano, che ravvisando un segno di miracolo sacro nell’episodio del toro aveva fatto celebrare un triduo di penitenze e di preghiere, e gli dichiarò di aver scelto quella caverna come sede del suo culto terreno. – 2. Non molti giorni dopo l’Arcangelo intervenne a liberare Siponto assediata dall’esercito napoletano. Questo episodio probabilmente si riferisce alla guerra tra gli Eruli di Odoacre e i Goti di Teodorico, per i quali parteggiarono i Sipontini. – 3. In una terza apparizione il Santo annunziò al Vescovo, che si accingeva a consacrare la grotta, di averne già egli stesso operata la consacrazione: segni ne furono ritenuti un rozzo altare coperto di un paliolo vermiglio e sormontato da una croce, trovato nella grotta, e l’orma del piede di San Michele, impressa nel sasso.

LE VIE E I TEMPI DEI PELLEGRINAGGI

Le apparizioni, che sarebbero avvenute tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, svilupparono il culto di San Michele a tal punto che i Longobardi prescelsero l’Arcangelo come protettore del loro esercito. Al celebre santuario, specialmente intorno al temuto anno Mille e poi ancora al tempo delle Crociate, convergevano pellegrini d’ogni parte d’Europa, in maggior numero dalla Francia e dalla Germania, per invocare la protezione del Santo. Parallelamente, e specie durante la guerra dei Cento anni, affluivano i pellegrini al Mont-Saint-Michel in Normandia. Particolarmente battuta fu una strada, chiamata «la via sacra dei Longobardi», che da San Severo, attraverso la valle di Stignano, raggiungeva Monte Sant’Angelo, il cui santuario assunse nel medioevo una eccezionale importanza religiosa, economica e politica, pari forse a quella di San Giacomo di Compostella in Galizia.

Immagine della via sacra dei longobardi

IL SANTO GUERRIERO E IL SANTO DEI PASTORI

Il medioevo segna il momento più alto della storia del culto micaelico, in cui convergono le proiezioni della storia antica e di quella moderna. Attraverso la mediazione pagana e cristiana il culto micaelico si innesta sulla fase agricolo-pastorale della cultura garganica, per cui esso si intreccia con manifestazioni ed espressioni di un lungo passato che parte dalla protostoria e si evolve con nuove funzioni attribuite ad antichi culti delle acque e delle pietre.

Qui, tramanda il geografo Strabone (sec. I a.C.), scorreva l’Alteno, un fiume sacro che guariva persone e animali. I testi delle apparizioni segnalano le qualità miracolose della «stilla»: la credenza si è mantenuta viva nella devozione popolare. Il fenomeno dei santuari costruiti in Occidente con frammenti di pietra della «cava di San Michele» (Michaelsstein) risale all’XI secolo. Antica è la devozione delle pietre della grotta garganica che ancora oggi i pellegrini portano a casa – insieme con altri oggetti sacri – a cui attribuiscono un valore amuletico-protettivo specialmente per i bambini.

I PELLEGRINAGGI OGGI

I pellegrinaggi attuali che conservano un carattere di devozione collettiva provengono in prevalenza dall’Abruzzo e dal Molise, dalla Ciociaria, dalla Campania, dalla Basilicata, dalla terra di Bari e dalla stessa Capitanata. La visita alla Basilica attualmente rientra in un itinerario che prevede anche una sosta alla Madonna dell’Incoronata presso Foggia, e un’altra alla tomba di Padre Pio da Pietralcina a San Giovanni Rotondo. Al margine di questi itinerari rimane il santuario di San Matteo Apostolo a San Marco in Lamis, antico ostello dei pellegrini posto sulla via sacra dei Longobardi.

LE COMPAGNIE

La compagnia di Atina (Fr) è famosa tra quelle che una volta arrivavano a Monte Sant’Angelo al suono della zampogna e della ciaramella. Il capo compagnia dichiarò nel 1981. «Siamo una delle compagnie più antiche, avanti a noi c’è Boiano con soli due anni prima, poi immediatamente stiamo noi con 151 anni».

Da alcuni anni (sette-otto) sono due i gruppi che annualmente compiono il pellegrinaggio verso il Gargano: Atina Centro e Atina Inferiore. Il primo raccoglie gli abitanti del paese vero e proprio, il secondo è costituito dai contadini sparsi nelle campagne viciniori. Dopo la scissione lo stendardo con l’effige dell’Arcangelo è toccato ad Atina Inferiore, l’altro raffigurante la Madonna dell’Incoronata è andato ad Atina Centro. I due gruppi hanno entrambi conservato la zampogna e la ciaramella come segni distintivi della compagnia. I vecchi suonatori sono rimasti con i contadini; gli artigiani e i commercianti ogni anno «affittano» due suonatori di Belmonte castello (Fr).

Fino a qualche decennio addietro molte delle compagnie in prossimità del Monte Gargano mettevano all’asta i propri stendardi ed i propri simboli. Quest’uso è ora praticato solo dalla compagnia di Boiano, che fino a pochi anni fa compiva a piedi la scalata del Monte L’asta, che si svolge nei pressi della Basilica, dura pochi minuti e vi partecipano in pochi. Aggiudicato lo stendardo al maggior offerente, la compagnia, salutata secondo un’antica usanza dal suono delle campane, cantando il proprio inno si reca a visitare l’Arcangelo.