Il “Vocabolarietto dialettale garganico” di Giovanni Tancredi è un’opera fondamentale, sebbene “piccola di mole”, concepita con un fine prettamente didattico-pedagogico. Pubblicato nella sua seconda edizione nel 1913, rispondeva all’urgente necessità di agevolare l’apprendimento della lingua italiana nelle scuole elementari.
L’autore compilò questo vocabolarietto per risolvere un problema diffuso tra gli alunni: la grande difficoltà nello scrivere le proprie idee in italiano nonostante le sapessero esprimere bene in dialetto.
L’opera funge da strumento immediato di consultazione, contenente i vocaboli dialettali più in uso insieme ai loro corrispondenti vocaboli italiani. L’obiettivo era duplice:
Il testo era pensato per essere uno strumento che il fanciullo potesse avere “sottomano fin dai suoi primi anni di studio”.
La pubblicazione era in linea con le vigenti istruzioni ministeriali che prescrivevano l’uso del vocabolario fin dalla terza elementare. L’importanza di tali strumenti era già stata sottolineata da glottologi di “fama europea” come Graziadio Ascoli nel Congresso pedagogico di Bologna del 1874, che raccomandava il vocabolario dialettale come il primo da mettere in mano ai fanciulli.
La seconda edizione del 1913 fu notevolmente migliorata e arricchita di circa cento vocaboli, includendo al suo interno la prefazione dell’avvocato Filippo Ungaro e il giudizio del Professore Clemente Merlo, Ordinario di Lingue neo-latine presso la Regia Università di Pisa.