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In fondo alla culonne c’è una facciata con due archi che aprono un portico nell’ombra, dove una fata con uno spillo dev’essersi gingillata a ricavare figure e fogliame per due portali ogivali. Entriamo. Dentro buoi ai lati indoviniamo i laboratori delle due tribù de li sammecalere: rappresentano la prima, quattro paia di baffoni scurissimi. Una scalinata ruzola giù. Udiamo: Scala sante, pietra sante, Padre, figliuole e spirite sante…
Giuseppe Ungaretti
Attraversammo prima parecchie stanze, gremite di rivenduglioli di mille gingilli tutti relativi all’Arcangelo: amuleti,medaglie corone del rosario,rami di pino, conchiglie a macchi, immagini rozzissime, e specialmente statuette rappresentanti San Michele; insomma, una fiera a buon mercato. Lungo le pareti sopra tavole ed assi, codeste statuette erano disposte a centinaia e delle più svariate grandezze. Sono di marmo friabile del Gargano e fatte di pezzi: ali, capo, corona, scudo, spada, anche il piedistallo di legno giallo, si possono staccare pezzo a pezzo,e riporli in una cassetta. Questo modo tenni io per portarmi felicemente a casa il mio San Michele, che mi sta ora dinanzi e sono salvo.
Ferdinand Gregorovius
Questi camini dicono tutto: il vento che tira, il freddo d’inverno, la bisogna del pane. Da una casa esce un tale con un’asse sulla testa, e sopra ci sono due pani di dieci o dodici chili ciascuno, quanto basta a una famiglia di cinque o sei persone, di qui, per due giorni. Non aveva mai veduto un pane di questa pasta.
Corrado Alvaro
Uscimmo. Gia era sera. La sera dei paesi è data dalle donne che vengono sulla porta di casa, dalla piazza che s’affolla d’uomini, dai ragazzi che s’agitano di più senza che s’oda più il loro chiasso, dall’attesa d’un avvenimento che è, in questo nascere di primavera, già tutto nell’aria, anche più che nei cuori. Ora di rapimento. Ora di tono petrarchesco: Passa la neve mia colma d’oblio… L’unico modo di rompere Il silenzio è di chiudere gli Occhi. E m’è rimasta nel pensier la luce…
Giuseppe Ungaretti
Montagne fitte fitte di muretti, a gironi verso Il cielo, e, nei ripiani, contadini che battono Il grano, gli uni sugli altri come nei quadri dei Primitivi. Le piccole case di Monte sant’Angelo, uguali, allineate sui gradoni della roccia: il tetto, il balcone, la porta: una stanza sopra una sotto. Gli arcangeli degli ex-voto uscendo dalle nuvole si fermano a parlare. Ma il duro del paese è nel santuario scavato col freddo dei marmi dentro la roccia. La stiva è carica di voti e di candele, tentenna nel buio ove salmodiano i ciechi.
Alfonso Gatto
E poi i figli, le grandi famiglie che servono per il lavoro della montagna, dove sono di pietra anche gli ammostatoi, dove sono scavate nella roccia le gabbie per i torchi, dove i pani sono grandi come la luna piena,dove il vento è chiamato lucifero, e suscita nei crudi inverni i racconti delle streghe, dove si lavora fino a settant’anni e si campa spesso fino a cento, dove gli uomini ripetono sempre la medesima storia e nascono forti, crescono intraprendenti contadini pastori e artigiani, negati a ogni forma d’industria, ma per quello che sanno fare ricercati, in tutto il tavoliere.
Corrado Alvaro
Lungo la strada, passammo dinanzi la vetrina di un piccolo gioielliere, e sull’entrata vedemmo seduta la più bella ragazza ch’io abbia mai incontrato. Era cosi coperta di gioielli, cosi immobile, e cosi abbagliante per la sua carnagione bianca e rossa, che ho creduto da principio che fosse una statua. Ma sorrise alla nostra guida, ed allora chiesi il permesso di poter osservare i suoi ornamenti. Aveva sette catene d’oro intorno al collo, di varie forme e dimensioni, fra i quali alcuni smaltati finemente. Degl’immensi orecchini d’oro e perle agli orecchini; e fra i capelli neri ed ondulati, una qualità di spilloni di valore. Le dita coperte letteralmente di anelli, e sul petto, fermati sul davanti della veste, innumerevoli fermagli d’oro e di gemme. Ma la bellezza sue era cosi straordinaria, che si dimenticava volentieri di ammirare quella esposizione di gioielli. Pare che a Monte Sant’Angelo sia un’abitudine delle signorine da marito, di mostrarsi cos’, coperte di tutto l’oro che posseggono, nei giorni di festa; ne vedemmo infatti delle altre, ma nessuna da compararsi con la bella “Sibilla”, come si chiamava la nostra bellezza.
Janet Ross
Il modo di vestire degli uomini del paese è pittoresco ed anche originale, tanto da richiamarmi alla mente alcuni costumi di operette. Una corta giacchetta di velluto scuro, panciotto di panno con bottoni dorati, calzoni corti di velluto scuro, e calze di lana nera, legate al ginocchio da un nodo di nastro anche nero; intorno alla vita una cintura bleu oscuro , sotto cui è legata una cravatta di colore vivace. Sulla testa un berretto a maglia, bleu oscuro, che quando è tirato su, ha la forma di un sacchetto di due piedi di lunghezza, e che si ha cura di raccogliere in pieghe sulla testa sino a farlo divenire una piccola berretta, con un fiocco di seta celeste in punta. Il fiocco pende sul di dietro della testa, dove i capelli son tagliati corti; mentre sulla fronte, un ciuffo ondulato esce di sotto al berretto, quasi come il ricciolo delle nostre signore alla moda.
Janet Ross
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