L'Arte Orafa Tradizionale di Monte Sant'Angelo e del Gargano: Un Patrimonio di Simboli e Splendore

L’oreficeria del Gargano ha goduto di una precoce fortuna, grazie in particolare all’appassionato lavoro di raccolta, studio e pubblicazione condotto da Giovanni Tancredi. Testimonianze di questo artigianato fiorente e squisitamente locale si affacciarono alla ribalta di un vasto pubblico per la prima volta nel 1911, in occasione della grande Mostra Etnografica Italiana a Roma, organizzata da Lamberto Loria.

Monte Sant’Angelo e San Marco in Lamis sono considerati i centri meglio documentati del Gargano per quanto riguarda i nomi degli orafi e delle famiglie attive. L’arte orafa montanara era di straordinario spessore, fiorente ancora negli anni Venti del Novecento. In quegli anni, Monte Sant’Angelo vantava una schiera di valenti orafi che potevano competere con quelli delle grandi città, lavorando egregiamente il metallo aureo, molto ricercato dalle popolane per l’abbigliamento festivo.

Caratteristiche e Funzione del Gioiello Tradizionale

Oggi si tende a preferire l’espressione oreficeria “tradizionale” a “oreficeria popolare”, svincolando l’oggetto dalla nozione ambigua di “popolo”. L’elemento che caratterizza il gioiello di tradizione popolare, distinguendolo da quello borghese, è la sua funzione: non è solo esornativa, ma risponde a bisogni e funzioni simboliche e rituali. I gioielli servivano per adornare il corpo e l’abito, ma anche per distinguere la condizione civile, lo status sociale e l’appartenenza a un gruppo, e per difendere dal male (funzione apotropaica).

Il gioiello popolare veicola un codice di comunicazione complesso, dove la materia, la forgia, il colore e la fattura potevano indicare l’età, lo stato civile, il rango e la posizione dell’individuo all’interno della collettività. Ad esempio, l’argento era riservato alla fanciulla da marito, mentre l’oro, con complesse ornamentazioni, era destinato alla donna sposata.

Gli ori facevano parte integrante del corredo nuziale ed erano di piena proprietà della donna, che poteva disporne liberamente, anche scambiandoli per denaro contante nei momenti di disagio economico o offrendoli come ex voto a santi e madonne.

Stili e Tipologie di Monte Sant’Angelo

L’oreficeria tradizionale garganica si distingue per l’impiego di leghe auree di basso titolo, lavorate in lamine ritagliate e stampigliate, con frequente ricorso ad applicazioni in filigrana e granulazione. Per la policromia, si utilizzavano corallo, conchiglie, cristalli di vetro colorato (le pietre preziose erano rare) e medaglioni di porcellana dipinti.

A Monte Sant’Angelo, il gusto locale è dominato dalla lavorazione “a rococò”. Questo stile prende il nome da un motivo a festone, realizzato in lamina aurea, che ricorda il profilo smerlato della conchiglia (rocaille).

Tra le tipologie più importanti documentate a Monte Sant’Angelo vi sono:

  • La Susta: Tipico ornamento nuziale per le pacchiane. È il segno della donna maritata e spesso di agiate condizioni sociali. Tradizionalmente era composta da tre placche auree (una centrale con figure di santi incise e due laterali con motivi floreali), fissate a un nastro di velluto (nero, rosso o blu) legato al collo. Le suste potevano presentare più ordini di collane, ottenendo effetti sontuosi.
  • Le Cullemme (Collane): Splendidi repertori di vaghi aurei (elementi cavi realizzati a stampo) di diverse forme, tra cui conchiglia strigilata (cucciulette), goccia, limone, lozanga e colomba.
  • Orecchini A Campene: Erano sfoggiati dalle fanciulle montanare. Questi appariscenti pendenti, dalla caratteristica forma a campana, erano sospesi a li rrusette (bottoni a rococò). Al movimento, lamelle e pendenti producevano l’effetto di una continua vibrazione luminosa.
  • Orecchini A Navicella (Ciurcidde): Questa antica tipologia è di origine medio-orientale, diffusa nella gioielleria ellenistica e ripresa dagli orafi bizantini, i cui esemplari a corpo semilunato sono antenati degli orecchini prodotti a Monte Sant’Angelo.
  • Gioielli Alla Pompeiana: In seguito ai ritrovamenti archeologici di Ercolano e Pompei, si diffuse il gusto per gioielli con inserti di corallo, conchiglia e madreperla incisi a cammeo. A Monte Sant’Angelo si realizzavano orecchini (li punnulente a la pumpeiene), medaglioni e anelli con corniola in questo stile. Spesso l’effige incisa era quella di San Michele, unendo valore estetico e devozionale.
  • Amuleti e Monete: Ornamenti per scongiuri provinciali o regionali, tra cui marenghi, monete borboniche e dollari americani incastonati a ciondoli, spesso associati a figure protettive come gobbetti (gobbi) e denti di cinghiale o maiale (amuleti contro la jattatura).

 

Artigiani e Conservazione

Giovanni Tancredi, che nutriva il sogno di un museo montanaro, elencava nel 1938 una schiera di orafi di Monte e Manfredonia ancora attivi. Tra gli orafi di Monte Sant’Angelo menzionati figurano, ad esempio, i fratelli Dei Nobili e Luigi Lauriola (attivi fino al 1982), e i membri delle famiglie D’Atri, Bisceglia, Prencipe e Prezioso.

Oggi, le splendide testimonianze dell’oreficeria di Monte Sant’Angelo sono conservate in particolare presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma (nucleo originato dalla collezione Loria del 1911), e gli ori votivi si trovano nel Museo Devozionale della Basilica di San Michele.